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IL ROMANZO USCIRA' IN GIUGNO
PERSONAGGI PRINCIPALI del romanzo:
Oscar, capo branco, figlio di un potente e stimato avvocato.
Rebecca, Genziano, Marco e Ginko, il resto del branco.
Oscar: Oscar era ricco sfondato, gli altri quattro erano dei poveracci cronici. Oscar li aveva reclutati con cura. Ginko sapeva guidare come un razzo, gliel’aveva comprato lui lo Squalo. Poi c’era Genziano, specializzato in rapine e omicidi, aveva una fedina penale lunga più del suo cazzo, una doccia fu sufficiente ad appioppargli il soprannome di Arma Letale. Marco fu il terzo ad essere scelto. Ci metteva un quarto d’ora a dire le cose, ma si intendeva di ogni tipo di arma: dai fucili semiautomatici, da caccia o basculanti da tiro, ai sovrapposti, dalle carabine semiautomatiche, a gas compresso o bolt action, alle pistole semiautomatiche da difesa e da tiro, dai revolver ai coltelli. Infine, Rebecca, era bella e scopava bene, e poi una donna nel gruppo era utile anche per altro, come si era dimostrato in quell’ultimo raid notturno.
Rebecca: Una Twingo viola parcheggiò davanti all’entrata del bar. Ne discese una ragazza non molto alta, i capelli rossi, lunghi e mossi, la gonna era lunga, la camicia sbottonata e lasciava intravedere i seni prosperosi. Rebecca entrò portando con sé una fragranza di fiori, quel profumo faceva impazzire Oscar. Lui le andò incontro: “Dove ti eri cacciata?”
Genziano: Si avvicinò ad Oscar, gli batté una mano sulla spalla: “Credi di poter comprare tutto coi soldi? Con me non funziona, io a Rebecca me la scopo come e quan…" Genziano si ritrovò col braccio sinistro immobilizzato dietro la schiena e il coltello puntato alla gola.
A due centimetri dal suo naso: “Ti sgozzo?” disse calmo Oscar. “Fai un po’ tu.”
Marco: Marco lavorava in un distributore di metano sotto il cavalcavia di un enorme snodo in cemento che sfociava su una lunga serie di caselli autostradali. Gli imponenti pilastri facevano da sfondo al brulicare di puttane, gay e rispettivi clienti che verso sera popolavano la zona. Anche prima che il distributore chiudesse.
Ginko lo scricciolo, guida uno Squalo nero: Ginko osservò con la coda dell’occhio Oscar contare i soldi nel portafoglio. Oscar se ne accorse e gli allungò un pezzo da cinquanta: “Quando cazzo te lo trovi un lavoro?” sbuffò.
“Ci sto provando, capo, lo sai.”
“Non hai mai fatto un cazzo in tutta la tua vita, hai ventitré anni, che minchia aspetti?”
“Mio zio m’ha promesso che domani mi porta da un suo amico che ha un ristorante.”
“Tuo zio, tuo zio, sono mesi che tiri in ballo sto zio.”
Publia Silvestri, capo della scientifica: Publia Silvestri era una donna forte e ben piazzata. Col viso tondo e due occhi scuri e profondi.
Publia Silvestri era anche il capo della scientifica.
Da oltre dieci anni svolgeva questo mestiere senza mai lasciarsi sopraffare dalle difficoltà che ne derivavano. Con la determinazione che viene dal coraggio e la sfrontatezza di chi, nella vita, si dà da fare e mette tutto se stesso. Ci dava dentro come un panzer tedesco, coronando nella sua vita molti dei suoi sogni. Come quello di essere convocata in nazionale di pallanuoto, e ci era rimasta fino a quando l’età le aveva consentito di farlo. Temuta dalle sue avversarie per i suoi giochi sporchi e impuniti sott’acqua, era vista di buon occhio solo da chi lei ritenesse dalla sua parte. In fondo, Publia era rimasta la stessa di prima: lealtà in superficie, ma tutto consentito al di sotto di essa.
CONCETTO del romanzo:
Mostrare la doppia dimensione in cui vivono i componenti del branco: carnefici e vittime allo stesso tempo. Carnefici perché si dimostrano crudeli assassini, stupratori, capaci di usare ogni genere di violenza verso cose o persone senza mostrare alcun rimorso o ripensamento. Vittime perché…
Due esempi dal testo: Oscar fece un profondo respiro, si aggiustò il nodo alla cravatta e si ritenne pronto per andare ad affrontare la giungla della sua esistenza, la prigione che il padre gli aveva costruito intorno. Dentro la quale si muoveva a fatica, ma riusciva a non darlo a vedere. Grazie al cielo c’era il branco, il suo branco. Col quale dava libero sfogo alla sua vera natura. Si ritrovò a ventisei anni con una laurea in legge e due anni di tirocinio nel rinomato studio del padre-padrone. E ad obbedire tutte le volte che quello stronzo apriva bocca. Non gliene fregava un cazzo di diventare avvocato, solo l’idea lo tormentava. Ma non ebbe mai il coraggio di sputarglielo in faccia.
Genziano era la pecora nera della famiglia, ultimo di cinque figli, era cresciuto allo sbando. La madre continuava a portarsi il lavoro a casa, Genziano non ricordava più quante volte l’aveva vista scopare con i suoi clienti. La prima volta aveva tre anni. Lei non ci badava e lo picchiava selvaggiamente per qualsiasi motivo. Una sera, Genziano diede una gomitata al suo bicchiere, l’acqua si rovesciò sulla tavola, lei si alzò e lo afferrò per un braccio, lo sbatté a terra e lo prese a calci davanti al padre ubriaco che non si rendeva conto di quello che accadeva sotto i suoi occhi. Aveva cinque anni.
SOGGETTO:
Il gruppo composto da quattro ragazzi e una ragazza, tra i diciannove e i ventisette anni, senza scrupoli, senza freni inibitori, si muove all'interno di un romanzo crudo, per taluni tratti violento. Violenza molto spesso gratuita, ma mai fine a se stessa: il concetto primario che fa da sfondo a tutta la vicenda sta nel fatto che cinque ragazzi, divenuti carnefici in età adulta, sono prima ancora e al contempo vittime per gli abusi subiti durante l'infanzia. Abusi, sofferenze e umiliazioni che, in alcuni casi, traggono spunto da storie vere. Non a caso, il titolo parla di lacrime. Nel romanzo aleggiano gli anni '70 e l'ambientazione è un'imprecisata località del nord Italia. Buon appetito.
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Martedì 15 maggio alle ore 10,30 presso la Biblioteca dell'Associazione Unitre, via Porta Pertusi 6, Pavia, presenterò "E' troppo sangue anche per me", introdurrà Simona Viciani.

Il mio terzo romanzo con il commissario Narducci. Il titolo: "E' troppo sangue anche per me".


Una cena tra vecchi amici, tutti accomunati dalla giovane età e da una morbosa passione per il mondo della musica, in particolare, per le note di un gruppo new wave degli anni ‘70-’80 - i Joy Division - ed il suo cantante e paroliere Ian Curtis.
Un assassino che uccide le proprie vittime in circostanze misteriose, seguendo un macabro rituale…
Un mondo surreale e criptico che ruota intorno al locale milanese Disorder.
Troppe domande senza risposta.
Tocca al vicecommissario della sezione omicidi - “Luc” Narducci - fare luce sugli omicidi per evitare altre vittime; ma l’assassino ha capito: semina ingannevoli tracce e sparisce proprio quando tutti sono certi di averlo finalmente incastrato. La sua identità resterà in bilico fino alle ultime pagine, ovvero, fino al colpo di scena che sancirà l’epilogo della vicenda.
A tratti musicale, in coerenza con la trama, a tratti cruda e di forte impatto, la scrittura dell’autrice s’impone senza togliere spazio o vitalità alla vicenda e ai suoi principali attori.
Marina Crescenti utilizza in maniera brillante tutti gli elementi fondanti del genere giallo; guidata da una serie di delitti messi in atto da un omicida seriale, la trama si dipana infatti attraverso una magistrale concatenazione di false piste, tensioni e sospetti che accompagnano il lettore nel pieno dell’azione, portandolo al colpo di scena finale e alla soluzione del mistero.
La lettura non risulta mai appesantita, grazie all’inserimento di alcune sottostorie che, pur non spezzando il ritmo narrativo globale, allentano la tensione della vicenda principale. Ciò permette al lettore di riprendere fiato e all’autrice di “costruire” i suoi personaggi, delineando elementi psicologici utili a caratterizzare non solo le due figure chiave del commissario Narducci e dell’assassino, bensì anche quelle dei coprotagonisti, sempre nel vivo dell’azione.
La struttura narrativa poggia, peraltro, su una rara capacità di dominare gli argomenti scientifici trattati, il che contribuisce ad incrementare il realismo e la coerenza degli eventi.
Costruita, infine, con la tecnica soggettiva affidata alla voce narrante del vicecommissario Narducci, affiancata a tratti da una voce esterna che segue le azioni e i pensieri dell’omicida, la struttura narrativa permette al lettore di entrare pienamente nella storia, preda delle sfaccettature che animano le componenti psicologiche dei personaggi centrali del romanzo
Joy
di Marina Crescenti – Fratelli Frilli, pp. 343, euro 13,50
Recensione su "Rumore" di ottobre 2008
Lo dico subito: non sono né un esperto né un appassionato di noir. Mi sono avvicinato a Joy perché sapevo che al centro della vicenda (o ai suoi margini, dipende dal punto di vista) c’era l’universo Joy Division. Il classico specchietto per le allodole? Non direi. I Joy Division c’entrano, eccome, ma la storia vive di vita sua e si regge a prescindere dalla band di Ian Curtis, che è comunque evocata e, perché no, devotamente celebrata. L’intuizione della Crescenti sta nell’ambientare oggi e nel far vivere ad un gruppo di giovani una vicenda ricca di richiami al passato (i Joy Division, la musica post-punk, l’estetica dark) rendendola fruibile anche da chi, all’epoca di Unknown Pleasures e Closer, ancora non era venuto al mondo. Trattasi di un noir dalla struttura tradizionale, perciò mi astengo dallo scendere nei dettagli della trama. Mi preme ribadire, piuttosto, l’aria malsana che si respira tra le sue pagine. La cintura milanese nel suo plumbeo grigiore fa da sfondo ideale ad una vicenda angosciosa, se dovessimo immaginare una colonna sonora la scelta cadrebbe, non a caso, su brani come She’s Lost Control o Atrocity Exhibition. In sintesi: suoni cupi per una storia cupa, davvero ben scritta.
Come Ian Curtis cantava la morte, le pagine di Joy la descrivono, con minuzia di particolari e un’esasperata ricerca dell’atmosfera. Un libro contorto, com’era nelle intenzioni dell’autrice. E riuscito.
LUCA FRAZZI
Recensione su "Rockerilla" di novembre 2008
Se perdere il conto dei morti ammazzati è un rischio al quale si va spesso incontro nella letteratura poliziesca, Marina Crescenti complica ancor di più quel calcolo entrando a gamba tesa su un’icona della musica new wave e sbatacchiandola per oltre trecento pagine fra brandelli di biografia e scampoli di canzoni in un allucinante mix di spleen e orrore.
Il nuovo caso del suo commissario Narducci si presenta di fatto come l’omaggio più eterodosso alla memoria di Ian Curtis che ci si potesse aspettare a quasi trent’anni dalla sua scomparsa, una storia avvinghiata così strettamente alla sua figura da stritolare ogni personaggio.
Buon per loro che la scrittura sia agile e spiritosa abbastanza da distinguerli dai tanti investigatori-scienziati delle serie tv.
ELIO BUSSOLINO
Recensione su "FILM TV" di febbraio 2009
NEW WAVE IN GIALLO. Nascondere dietro a un idolo il dolore. Leggere nelle parole e nei gesti altrui il senso
della propria vita, trovarvi la soluzione (drammatica) a un’inquietudine antica. Di questo parla Joy. Un altro caso a Milano per il commissario Narducci (Frilli Editore,
pp. 200, euro 13,50), il nuovo romanzo di Marina Crescenti, ex tennista, laureata in Economia con la passione per la criminologia. E i dialoghi sono davvero serrati come scambi tra grandi campioni, le indagini sono avvincenti ricerche dei dettagli mescolate alla crescente consapevolezza di un disegno più grande, freddo e oscuro. Tutto nell’ombra
e all’ombra della fragile e controversa figura di Ian Curtis, leader dei Joy Division, morto suicida a 23 anni. Ambientato a Milano, questo giallo scorre veloce tra atmosfere new wave, personaggi ricchi e inconsueti, tradimenti e segreti.
ARIANNA CANTONI
E' IN EDICOLA IL SUPERGIALLO MONDADORI "EROS E THANATOS" CON IL MIO RACCONTO "FALSA MEMORIA"!


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